I difetti da riconoscere
I difetti che chiudono il capitolo si dividono in due famiglie, e conviene tenerle distinte perché si riconoscono in modo diverso. La prima è quella delle aberrazioni, cioè dei modi in cui un sistema di lenti reali sbaglia a formare l’immagine: si vedono al massimo ingrandimento, quasi sempre ai bordi del campo, e sono ciò che separa un’ottica variabile spinta da un’ottica che regge davvero l’estremo alto della ghiera. La seconda è quella dei difetti di campo e di geometria, che si riconoscono su superfici e reticoli uniformi. La vignettatura è l’oscuramento del campo visivo verso i bordi, dove un oculare non riesce a raccogliere tutti i raggi della lente precedente: si nota inquadrando una superficie uniforme e guardando gli angoli. La distorsione geometrica curva le linee rette, specie ai bordi: il controllo pratico è disarmante nella sua semplicità, perché si osserva un foglio di carta millimetrata attraverso l’ottica e le righe devono restare righe. Su uno strumento che serve anche a misurare angoli, una geometria che piega le linee non è un difetto estetico: è un errore di misura in agguato, ed è il ponte perfetto verso il capitolo 24, dove dall’ottica che mostra si passa all’ottica che misura.
Victrix Academy
L’anteprima finisce qui
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